Collezione Maramotti

La Collezione Maramotti viene inaugurata negli anni Duemila in quello che era il vecchio stabilimento produttivo di Max Mara. In realtà, la volontà di Achille Maramotti di costruire una raccolta d’arte contemporanea per stimolare l’interesse intellettuale ed estetico di appassionati e non, prende avvio negli anni Settanta, quando lui stesso inizia ad acquistare e commissionare opere sopratutto tra gli esponenti della Transavanguardia e della Scuola Romana.

Collezione Maramotti, spazio espositivo (foto di Miriam Sironi)

Collezione Maramotti, Giosetta Fioroni (foto di Miriam Sironi)

Fino al 2000 gran parte delle opere in possesso di Maramotti erano esposte negli spazi di passaggio dello stabilimento con il duplice obiettivo di stimolare quotidianamente la creatività artistica e rendere più familiare ed esteticamente fruibilie un luogo di lavoro industriale. Lo stabilimento è stato il primo in Italia della casa di moda Max Mara che aveva iniziato la sua attività nel 1951. La progettazione è affidata nel 1958 agli architetti Antonio Pastorini ed Eugenio Salvarani che danno vita a un edificio totalmente innovativo per quegli anni: incentrato sulla piena valorizzazione di una ventilazione e di un’illuminazione naturali, grazie alla collocazione degli elementi di servizio all’esterno del corpo centrale, permetteva di creare uno spazio totalmente versatile e modellabile secondo le necessità del momento.

Collezione Maramotti, Pistoletto (foto di Miriam Sironi)

Collezione Maramotti, Alberto Burri – dettaglio (foto di Miriam Sironi)

Ampliato per ben due volte negli anni successi, nel 2003 si decide di spostare l’azienda in un nuovo sito nella periferia di Reggio Emilia, in quanto lo storico stabile di via Fratelli Cervi non è più in grado di ospitare in modo efficace la produzione di un’azienda che nel mentre si era notevolmente ampliata.
È così che iniza la secondo vita dell’edifico: da headquarter di Max Mara, a spazio espositvo della collezione del suo fondatore.

Collezione Maramotti, spazio espositivo (foto di Miriam Sironi)

Collezione Maramotti, spazio espositivo (foto di Miriam Sironi)

Collezione Maramotti, spazio espositivo (foto di Miriam Sironi)

La conversione della struttura in spazio espositivo viene affidata all’architetto Andrew Hapgood che interviene in modo del tutto rispettoso della precedente struttura, conservandone la cruda essenzialità e conformandosi alla logica del progetto originale che la concepiva come struttura adattabile a molteplici scopi e capace di trasformarsi secondo diverse necessità.
I primi due piani dell’edificio sono dedicati alla collezione permanente: gli spazi sono ampiamente illuminati a giorno dalla vetrata perimetrica originale e ospitano centinaia di opere che coprono un arco temporale dal secondo Dopo Guerra ad oggi, testimonianza delle principali tendenze artistiche italiane e internazionali.

Collezione Maramotti, Anselm Kiefer (foto Miriam Sironi)

Collezione Maramotti, Krištof Kintera – dettaglio (foto Miriam Sironi)

Gli artisti sono rappresentati con opere significative soprattutto nel periodo della loro apparizione sulla scena artistica, quando cioè il loro lavoro introduceva elementi di sostanziale novità nella ricerca contemporanea. Oltre ai già menzionati movimenti della Scuola Romana e della Trasnsavanguardia, in collezione trova posto un numero consistente di opere di Arte Povera, significativi esempi di neo-espressionismo tedesco e americano oltre che opere della New Geometry americana degli anni Ottanta-Novanta, alle quali succedono, infine, le più recenti sperimentazioni inglesi e americane.


COLLEZIONE MARAMOTTI
Via Fratelli Cervi, 66
Ingresso Gratuito

NB: La visita alla collezione permanente è solo su prenotazione e ha una durata media di due ore. Qui trovi tutte le info

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