Clusone: la danza macabra

Clusone è un comune della Val Seriana, noto soprattutto per il suo Trionfo e Danza della morte: un imponente e macabro affresco dipinto sulla facciata esterna dell’Oratorio dei Disciplini.

L’affresco, realizzato da Giacomo Borlone de Buschis tra il 1484 e il 1485, si inserisce appeno nel filone iconografico dei trionfi della morte (o danze macabre) così in voga nell’area alpina e franco-tedesca a partire dal tardo Medioevo.
Queste rappresentazioni servivano da memento mori, cioè promemoria visivi volti a ricordare a tutti la caducità della vita e la sua ineluttabile sconfitta davanti all’arrivo della morte. L’iconografia è molto semplice, proprio perché il messaggio doveva essere impattante e immediatamente comprensibile: non importa il rango sociale e la ricchezza posseduta, nessuno può vincere la morte.

Giacomo Borlone de Buschis, Trionfo e danza della morte (foto di Miriam Sironi)

Il de Buschis sviluppa il suo Trionfo su tre registri, ancora oggi ben visibili.
Il primo vede la Morte al centro, in piedi sopra una tomba divelta, raffigurata come una grande regina. Nella grande tomba giacciono i corpi di papi e imperatori, circondati da serpenti, rospi e scorpioni, emblemi di superbia e morte improvvisa. Questo espediente, così some le scritte dei cartigli che regge nelle sue mani, ribadiscono ancora una volta il concetto: la Morte non risparmia nessuno

“Gionto (e sonto) per nome chiamata morte, ferisco a chi tocherà la sorte, no è homo chosì forte che da mi no po’ a schanmoare.
Gionto la morte piena de equaleza, sole voi ve volio e non vostra richeza, e signa sono da porta corona, perché signorezi ognia persona”

La grande regina è aiutata nella sua impresa da due scheletri: quello alla sua destra, tiene in mano una specie di archibugio e colpisce senza pietà un gruppo di persone imploranti, mentre quello alla sua sinistra colpisce con tre dardi, simbolo del passato, del presente e del futuro.

Giacomo Borlone de Buschis, Trionfo e danza della morte (foto di Miriam Sironi)

Il secondo registro ospita la vera e propria danza macabra: personaggi, di rango inferiore rispetto agli altolocati del registro precedente, procedono a braccetto con la Morte che, se non può appianare le disparità sociali su questa terra, accompagna tutti in modo equanime nell’aldilà.
Subito sotto ad essi, nel terzo registro che è il più rovinato, toviamo appena visibile il gruppo dei Giusti, inginocchiati in preghiera, ad indicare proprio questa come unica via verso la salvezza del paradiso; se la Morte non risparmia nessuno, infatti, di certo non sottopone tutti alle pene della dannazione eterna.
Queste strane figure incappucciate, sono membri della confraternita dei Disciplini (detti anche battuti per le loro manifestazioni penitenziali) a cui l’oratorio è dedicato. Il movimento si caratterizzò fin dall’inizio per un forte fanatismo religioso ed ebbe un certo seguito nelle valli bergamasche dove, alle normali difficoltà della sopravvivenza quotidiana, si aggiungevano le uccisioni e le devastazioni conseguenti alle contrapposizioni tra Guelfi e Ghibellini.

Giacomo Borlone de Buschis, I giusti – dettaglio (foto di Miriam Sironi)


Oratorio dei Disciplini
Via Pier Antonio Brasi, 14
Clusone (BG)

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