CitYog 1#: La linea 94

DaDA EAST Gallery – Franco Fontana – Be the place.
Il miracolo della natura attraverso gli occhi e l’arte di Franco Fontana.

Scade il 9 GIU 13
Iniziamo il nostro percorso dalla fermata della 94 Moscova superando Largo la Foppa, al bivio con via Volta andiamo a destra per giungere in via Varese, al numero 12 e scoprire la piccola Galleria DADA EAST specializzata in fotografia.
Entrati si viene colpiti immediatamente dalla forza cromatica di alcuni scatti inediti di Franco Fontana che ripercorrono l’intera carriera del fotografo modenese classe 1933; una ricerca interessante che indaga, accanto alle forme urbane quelle dei paesaggi naturali, visioni metafisiche e astratte colte da uno sguardo attento che nota il dettaglio insignificante per trasformarlo in nuovi esperimenti formali. Un superamento della fotografia classicamente intesa fin dagli esordi della sua carriera, all’inizio degli anni ’60, che lo hanno portato a sperimentare “reinventando” il colore come mezzo espressivo e non soltanto documentario, mediante un’analisi, a volte provocatoria, del paesaggio naturale – citiamo i suoi cieli bidimensionali dai colori puri – e di quello urbano, se pensiamo invece agli edifici geometrici sintetizzati come sculture, oppure le “macro” delle strade asfaltate con i dettagli della segnaletica che forniscono all’autore nuovi segni, strutture e superfici cromatiche da indagare.

(foto Valeria Corbetta)

Franco Fontana (1933, Modena) vive e lavora a Modena. Le sue opere sono oggi conservate nei maggiori musei del mondo, tra i quali il MoMa di New York,  il Metropolitan Museum di Tokyo, la George Eastman House di Rochester, il Ludwig Museum di  Colonia, il Museum of Modern Art of San Francisco, il Museum of Fine Arts di Boston, il Pushkin  Museum of Fine Arts di Mosca, l’Australian National Gallery di Melbourne, lo Stedelijk Museum di  Amsterdam, la GAM di Torino, il Musèe d’Art Moderne di Parigi, il Kunsthaus Museum di Zurigo, il  Victoria Albert Museum di Londra.

DaDA EAST Gallery
Via Varese 12, 20121 Milano
t. +39 02 63793318
m. +39 345 2997090
mail to : info@dadaeast.it 
tue-sat 11.00 – 19.00
monday only by appointment www.dadaeast.it

 

Galleria Kaufmann Repetto – Nicola Martini – Sippe/Carlo Mollino – Polaroid 
Scade il 30 LUG 13

La Galleria
La galleria nasce dalla volontà delle due sorelle Francesca Kaufmann e Chiara Repetto, che sotto la guida di Gian Enzo Sperone prima e Claudia Gian Ferrari poi, scelgono di dedicarsi, contro il volere dei genitori collezionisti, alla promozione e diffusione dell’arte contemporanea.
Come sede scelgono un palazzo dei primi del ‘900 in via di Porta Tenaglia, zona Arena, un edificio ristrutturato dall’architetto Frank Boehm.
Si accede dal cortile che ospita sculture degli artisti della galleria, lo spazio interno – comprensivo di una project-room per giovani autori – si snoda su due livelli dove si possono ammirare mostre temporanee di vari autori, spesso artiste: da Rosemarie Trockel, a Maggie Cardelùs, da Latifa Echakhch, a Pae White, da Lily van der Strokker, da Eva Rothschild a Shannon Ebner. L’apertura della stagione 2012-13 è stata affidata però al duo Dan Perjovschi e Fausto Falchi e tra gli altri sono stati di casa Pierpaolo Campanini, Gianni Caravaggio e Adrian Paci.

(foto Valeria Corbetta)

Carlo Mollino – Polaroid
La mostra allestita a Milano nella Galleria Kaufmann Repetto è una galleria di foto polaroid scattate tra il 1962-1973. I soggetti sono una serie di modelle che si recavano alla villa di Carlo Mollino allestita come “Teatrino della mezzanotte” per l’occasione, posta sulla sommità della collina torinese, città natale dell’eclettica figura di architetto, designer, fotografo e urbanista.

Biografia
I primi contatti con la fotografia si devono al padre, l’ingegnere Eugenio Mollino, che già dagli inizi del ‘900, aveva allestito nella propria abitazione una camera oscura. Una delle prime fotografie di Carlo, infatti, – che risale al 1912 – lo raffigura in giardino che con orgoglio stringe a sé una macchina fotografica. Il futuro architetto si avvicina alla fotografia quindi all’età di sette anni e creerà nel tempo un ricchissimo apparato fotografico, un viaggio per immagini della sua vita che terminerà con le Polaroid che vediamo in mostra scattate fino al 1973, anno della sua scomparsa.

KAUFMANN REPETTO
Via di Porta Tenaglia 7
02 72094331
info@kaufmannrepetto.com
www.kaufmannrepetto.com

Valeria Bella Stampe
a lunga conservazione

La Galleria
Dal 1964 Valeria Bella si occupa di grafica antica e moderna, operando sia sul mercato nazionale che su quello internazionale, dapprima con il nome Quattrifolio e poi, dal 1987 con la nuova ragione sociale Valeria Bella Stampe. Nel 2008 la galleria apre un settore di fotografia vintage e contemporanea. Il criterio fondamentale adottato per selezionare le opere che offre alla sua esigente clientela è quello della qualità, che caratterizza sia i lavori degli artisti più importanti che quelli di autori meno noti.
 Ogni stampa e ogni fotografia, anche minore, viene accuratamente studiata e venduta accompagnata da un certificato che ne garantisce l’autenticità. Valeria Bella è membro della IFPDA (International Fine Print Dealer Association) con sede a New York, della A.L.A.I. (Associazione Librai Antiquari d’Italia, consociata alle internazionali LILA-ILAB), della FIMA (Federazione Italiana Mercanti d’Arte Antica), e del CINOA (Confederation Internationale des Negociants en Ouvres d’Art).

(foto Valeria Corbetta)

Valeria Bella Stampe
v.S.Cecilia 2 ing. da v.S.Damiano 20122 – Milano
Tel. +39 02 76.00.44.13
Fax. +39 02 76.00.65.05
Orari di apertura:
da martedì a sabato 10 – 19 Lunedì 15 – 19
http://www.valeriabella.com

Palazzo delle Stelline – Dadamaino / 1930-2004 /
Scade il 29 GIU 13

La storia del Palazzo delle Stelline
Il palazzo, dove la Fondazione ha sede, è uno dei luoghi storici maggiormente radicati nella storia di Milano, situato di fronte alla Chiesa di S. Maria delle Grazie, prima antico monastero delle suore Benedettine di Santa Maria della Stella, poi – dal 1600 – scuola e opera di accoglienza delle orfanelle (le “stelline”) per volere di San Carlo Borromeo.
Legato indissolubilmente alla storia e alla cultura ambrosiana e a personaggi di grande spessore come Leonardo da Vinci e San Carlo Borromeo, fino a personalità contemporanee come Paolo Grassi che alle Stelline fondò la sua Scuola di arte drammatica, oggi il palazzo di corso Magenta ha subito profonde modifiche strutturali e di destinazione.
Degna di nota è la pavimentazione del Palazzo delle Stelline (dal quadriportico del pian terreno ai piani superiori) è opera dell’artista Bobo Piccoli fautore di un’unità delle arti. Un seminato in marmi policromi risalente al 1973/1978 ricco di motivi iconografici, zoomorfi e fitomorfi che riprendono l’iconografia tipica dei quadri e dei disegni degli anni Settanta. Piante, foglie, fiori, uccelli hanno un chiaro riferimento alla figurazione surrealista, ma anche ai mosaici della Grecia classica.

(foto Valeria Corbetta)

Dadamaino / 1930-2004 /

Dada Maino ha superato la problematica pittorica: altre misure informano la sua opera: i suoi quadri sono bandiere di un nuovo mondo, sono un nuovo significato: non si accontentano di dire diversamente: dicono nuove cose.” Piero Manzoni 1961

Con queste parole Piero Manzoni chiude una sorta di proclama poetico in occasione di una mostra di Dada (diminutivo di Eduarda) Maino presso il Gruppo N a Padova, allo stesso modo queste frasi sono scritte nell’ultima sala della retrospettiva che il Palazzo delle Stelline dedica alla grande artista milanese.

Tra le prime opere che s’incontrano la serie dei Volumi, del periodo 1959-60, dove vengono praticati dei grandi fori ellittici con un chiaro riferimento alle tele di Lucio Fontana. Dal 1958 l’artista infatti aveva aderito all’avanguardia milanese che aveva come punto d’incontro il Bar Jamaica, in Brera. Al riguardo afferma:

“Ho sempre aborrito la materia e ricercato l’immaterialità. Naturalmente Fontana ha avuto un ruolo determinante nella storia della mia pittura; [….] Se non fosse stato Fontana a perforare la tela, probabilmente non avrei osato farlo neppure io. Si asportava totalmente la materia, al punto da rendere visibili anche parti della tela, per eliminarne ogni elemento materiale, per privarla di ogni retorica e ritornare cosi alla tabula rasa, alla purezza”.

L’artista racconta nel dettaglio l’importanza e il valore della manualità nella sua arte, sottolineando che l’esecuzione delle sue opere avvenne sempre in piena autonomia, senza l’aiuto di assistenti. Fondamentale quindi, durante l’esecuzione delle opere, è l’emozione provata nell’azione creativa:

“Così sulle tele pulite operai grandi  squarci  ovoidali, a  volte  uno  solo, grande come tutto il quadro. Dopo questo atto liberatorio rimasi  perplessa  sul  come  proseguire. Il come lo trovai interessandomi al futurismo… I meravigliosi insegnamenti futuristi, chissà perché dimenticati, erano i più vivi e veri che si potessero raccogliere. Pensando a ciò guardai i miei lavori. Dietro i grandi buchi vedevo un muro pieno di luci e ombre che vibravano e si muovevano. Ecco la cosa da cercare e da seguire.”

Tra il ‘76 e l’80 Dada Maino inizia a lavorare all’Alfabeto della mente, un insieme di segni grafici inventati, che l’artista utilizza per scrivere una serie di “lettere” che consistono ogni volta nella ripetizione di un singolo segno. “L’unica condizione è quella di ripetere un segno fino a riempire tutto lo spazio che mi sono proposta  di utilizzare…”. Nel 1978 arriva anche a creare un’opera chiamata I fatti della vita: in questo caso i segni presenti nell’Alfabeto della mente si ripetono costantemente e a intervalli regolari: segno-pausa-segno-pausa. In mostra scopriamo che dietro alle opere l’artista annotava delle piccole frasi ironiche come: “l’internazionale è anche una squadra di calcio”.

A conclusione del percorso espositivo troviamo il film-documentario “l’arte va fatta con le mani” di Marina Spada dove l’artista si racconta e spiega il suo lavoro, rivelando la sua sete di novità e sperimentazione.

PALAZZO DELLE STELLINE
GALLERIA GRUPPO CREDITO VALTELLINESE
Corso Magenta 59
+39 0248008015
sito web
galleriearte@creval.it

Galleria 70 – Mario De Biasi. O la Struttura.
Scade il 27 LUG 13

La Galleria
La Galleria 70 viene fondata a Potenza nel 1969 e si trova a Milano dal 1993. Nei primi tempi si è occupata soprattutto del Gruppo Cobra e di pittori ascrivibili al movimento, per forza cromatica delle opere e in senso lato per sensibilità e linea estetica. Negli anni, si è sempre più dedicata alla scoperta di nuovi talenti, e ha ampliato il proprio ambito di interesse occupandosi di fotografia. È specializzata inoltre in arte dell’Africa nera.

(foto Valeria Corbetta)

Questa mostra rappresenta un’inedita e inaspettata produzione di Mario Di Biasi; non vengono proposte infatti fotografie ma disegni realizzati nella clinica dove il fotografo si trovava in cura nei mesi antecedenti la sua scomparsa.

Un susseguirsi di spirali, cerchi, forme geometriche e strutture astratte, linee tormentate ma decise, con echi infantili e al contempo primitivi: nei lavori si riconoscono la mano e l’occhio dei celebri Frammenti di natura, le fotografie “macro” realizzate a partire dagli anni ’50, ma anche tracce dello spirito degli scatti con cui De Biasi seppe interpretare i suoi famosi paesaggi naturali e urbani. Quasi un diario o un testamento, che scaturisce, in mancanza della strumentazione fotografica, con estrema naturalezza e grande valore spirituale e artistico dalla mani di un artista eclettico e tormentato.

Biografia
Mario De Biasi è nato nel 1923 a Sois (Belluno), milanese di adozione dal 1938. Inizia a fotografare nel 1945 utilizzando un manuale e del materiale fotografico rinvenuto fra le macerie di Norimberga, dove era stato deportato. Ritornato in Italia nel 1948, nel 1953 entra a far parte della redazione di “Epoca“, periodico per il quale realizza, in più di trent’anni, centinaia di copertine e innumerevoli reportage da tutto il mondo. Fittissima la sua carriera espositiva, di cui vanno menzionate la mostra The Italian Metamorphosis, 1943-1968 al Solomon Guggenheim Museum di New York – per il cui manifesto viene scelta la sua foto Gli italiani si voltano – e quelle all’esposizione sul Neorealismo Italiano (2008) a Madrid e all’edizione 2007 di Paris Photo. Vincitore del Premio Saint Vincent per il giornalismo nel 1982, Premio alla Carriera al Festival di Arles del 1994 e Ambrogino d’Oro nel 2006. Nel 2011, con la mostra Changing Japan. 1950 – 1980, coprodotta dalla Galleria 70, è stato il primo arista straniero a esporre al Photo Salon del Japan Camera Industry Institute di Tokyo. Nel 2013, durante il Photoshow di Milano, ha ricevuto il Premio AIF 2013 (Associazione Italiana Foto and Digital Imaging) alla Carriera. Mario De Biasi è morto a Milano il 27 Maggio 2013.

Galleria 70
C. di Porta Nuova, 38 Milano
Orario: da martedì a sabato 10.00-14.00 / 16.00-19.30
Ingresso libero
http://www.galleria70.eu

Showroom Artemide Milano
a lunga conservazione

Dal 2006 Elliott Erwitt svolge campagne per “Artemide The Human Light”, grazie all’amicizia tra il fondatore e Presidente dell’azienda Artemide Ernesto Gismondi. La mostra fotografica che è visitabile allo show room di Corso Monforte 19 che racconta e immortala in bianco e nero alcuni dei migliori designers e progettisti che hanno collaborato con la storica azienda accanto alle loro creazioni: Carlotta de Bevilacqua con Copernico, progettata con Paolo Dell’Elce; Michele De Lucchi e Alberto Nason con Led Net; Ross Lovegrove con Cosmic Leaf; Enzo Mari con Aggregato; Javier Mariscal con Lotek; Karim Rashid con Doride; Italo Rota e Alessandro Pedretti con Calenda; Richard Sapper con Tizio.

Elliott Erwitt
Fotografo statunitense
ma nato a Parigi da una famiglia di ebrei russi nel 1928, trascorre la sua infanzia in Italia, e nel 1940 a causa della situazione persecutoria si trasferisce adolescente a Los Angeles con la famiglia. Fu influenzato da fotografi come Edward Steichen, Robert Capa e Roy Stryker; quest’ultimo gli fornì una delle sue prime commissioni importanti per la Standard Oil. Dopo questo periodo iniziò la carriera di fotografo freelance, lavorando per riviste quali Collier’s, Look, Life e Holiday o aziende come Air France e KLM. Nel 1953 entrò a far parte della prestigiosa agenzia Magnum Photos, associazione che gli donò molta visibilità e che gli permise di intraprendere progetti fotografici in tutto il mondo.

Vai al catalogo

il Back Stage di Elliot Erwitt

SHOWROOM ARTEMIDE MILANO 
CORSO MONFORTE, 19
MILANO 2012202-76006930 – 794039 02-794039
www.artemide.com
monforte@artemide.com

Schermata 09-2456552 alle 01.04.26

Dettagli della linea 94 da Porta Volta a Cadorna

Clicca sulla fermata per vedere i dettagli
1- Bastioni di P.ta Volta 2- P.za Lega Lombarda 3- Moscova M2 4- L.go Treves
5- P.za Mirabello 6- Turati M3 7- P.za Cavour 8- Via Senato (Archivio di Stato)
9- C.so Venezia Via Senato 10- Via S. Damiano C.so Monforte 11- Via Visconti di Modrone 12- L.go Augusto
13- Via F. Sforza Via Andreani 14- Ospedale Policlinico 15- C.so P.ta Romana Via S. Sofia 16- Via S. Sofia Via S. Senatore
17- C.so Italia Via S. Sofia 18- Via Molino delle Armi P.za Vetra 19- Colonne di S. Lorenzo 20- P.za Resistenza Partigiana
21- S. Ambrogio M2 22- P.za S. Ambrogio Via Carducci 23- Via Carducci Via Mellerio 24- L.go D’Ancona
25- Cadorna M1 M2 26- Cadorna M1 M2 27- Cadorna M1 M2
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