Silva imaginum

Dopo il successo ricosso con la personale di Hidetoshi Nagsawa, la Renata Fabbri arte contemporanea si presta ad ospitare fino a luglio un gruppo di opere realizzate negli ultimi anni dall’artista georgiana Sophie Ko Chkheidze.
La nuova esposizione nasce con l’intento di dar vita a un percorso iniziatico – una selva di immagini come il titolo subito sottolinea –  le cui coordinate interpretative restano aperte allo sguardo dello spettatore.

Eterogenee nei materiali e nei supporti, le opere di Sophie Ko Chkheidze perseguono lo stesso scopo, ossia indagare il percorso simbolico ed allegorico dell’immagine: la sua genesi, la sua fragile esistenza, la sua morte e la sua metaforica resurrezione.
Appena entrato lo spettatore è accolto dagli Inni alla notte, grandi pannelli neri la cui superficie è costellata da cenere di quelle che furono immagini e che trovano un metafisico riscatto nell’altra opera che le accompagna Die blaue Blume, un piccolo quadro, un’esplosione di colre ottenuta usando pigmento puro.

Die Blaue Blume (Geografia temporale), 2015 (courtesy Renata Fabbri arte contemporanea)
Die Blaue Blume (Geografia temporale), 2015 (courtesy Renata Fabbri arte contemporanea)
Inno alla notte, 2015, pigmento puro, cenere di immagini bruciate (courtesy Renata Fabbri arte contemporanea)
Inno alla notte, 2015 (courtesy Renata Fabbri arte contemporanea)

L’idea di mostrare ciò che resta dell’immagine dopo la combustione, sia essa cenere o frammenti scappati alla disturzione, torna anche nel ciclo di opere raccolte sotto il titolo Waldgaenger, omaggio e richiamo all’opera di Ernst Jünger e alla sua figura del ribelle che si dà alla macchia per resistere alla furia distruttrice della civiltà nichilista.
Questi quadri in cui sono protagonisti frammenti di immagini che, del tutto incomprensibilmente e imprevedibilmente, sono stati salvati dalla furia del fuoco, diventano metafore di “quel che resta” all’interno di una società spettacolare nella quale le immagini vengono bruciate a velocità impressionante.

Lo stesso sentimento di riscatto e salvezza, o perlomeno resistenza, è alla base delle Geografie temporali: un gruppo di opere realizzate in puro pigmento, in cui i crolli e i movimenti del colore sembrano mostrare come le forme, ben al di là di ogni volontà e intenzione (comprese quelle dell’artista), non smettano di apparire anche quando tutto sembra perduto.

, 2013 (courtesy Renata Fabbri arte contemporanea)
Waldgaenger, 2013 (courtesy Renata Fabbri arte contemporanea)
Geografia temporale, 2013 (courtesy Renata Fabbri arte contemporanea)
Geografia temporale, 2013 (courtesy Renata Fabbri arte contemporanea)

La mostra Silva imaginum di Sophie Ko Chkheidze sarà accompagnata dal secondo dei quaderni di Renata Fabbri arte contemporanea, un libro d’artista a tiratura limitata contenente uno scritto di Federico Ferrari ed un’opera originale dell’artista. Questo libro, come l’intera mostra, è il frutto di una collaborazione intensa e profonda tra l’artista e il filosofo che si riverbera in un gioco di risonanze e corrispondenze, di sapore baudeleriano, tra immagini, pensieri e sentimenti.

SCADE IL 10 LUG 15
Sophie Ko Chkheidze, Silva imaginum cucchiaio
Renata Fabbri arte contemporanea 
via Stoppani 15/C, Milano
martedì - sabato: 11.00 - 13.00, 15.30 - 19.30
ingresso gratuito

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