Bergamo, Chiesa San Giovanni XXIII

La chiesa San Giovanni XXIII, costruita accanto all’ospedale di Bergamo su progetto di Aymeric Zublena, Pippo e Ferdinando Traversi, ospita al suo interno interventi site specific ad opera di Andrea Mastrovito, Stefano Arienti e Fernando Frères. Dedicata a papa Giovanni XXIII, l’edificio s’impone non solo come luogo di fede e di elevazione spirituale, ma come gemma della fertile terra lombarda, culla di arte e cultura.

Chiesa San Giovanni XXIII (foto Miriam Sironi)

Veduta dell’interno con interventi di Arrienti e Mastrovito (photo courtesy Studio Reduzzi)

Moderna cattedrale gotica, realizzata anche grazie alle tecnologie messe a disposizione da Italcementi, la chiesa San Giovanni XXIII si propone come luogo per la cura delle ferite dell’anima a complemento di quelle offerte al corpo all’interno del vicino ospedale. Questo scopo è ribadito anche dalla titolazione a Giovanni XXIII, papa bergamasco che ha dedicato tutta la sua opera alla vicinanza agli uomini e all’allivamento delle loro tristezze e angosce.
Architettonicamente l’edificio si presenta come un grande rettangolo bianco esternamente ad internamente invaso dalla luce, caratteristica che favorisce l’instaurarsi di una dimensione eterea e spirituale al fine di favorire l’incotro con il Divino. L’impianto decorativo della chiesa è stato affidato a tre artisti contemporanei che, attraverso i loro interventi, hanno saputo ricondurre i dogmi della fede alla quotidianità e al vissuto individuale, avvicinando l’uomo al messaggio biblico di salvezza e misericordia.

Stefano Arrienti – Gli affreschi e la porta d’ingresso

A Stefano Arienti si devono due interventi che interessano le pareti interne della chiesa e la porta d’ingresso.
Questa si mostra al pubblico come un’immensa duna del deserto in apero contrasto con la decorazione interna che, invece, vede riproposto un lussureggiante giardino mediterraneo. Il contrasto visivo diventa in realtà anche simbolico in quanto si vuole invitare l’uomo ad abbandonare l’aridità e la sofferenza che la vita terrena propone, per cercare refrigerio e conforno in quella spirituale; in questo senso, la scelta del giardino non è casuale in quanto mira ad essere un chiaro rimando al giardino dell’Eden.
Per realizzarlo, Arienti ha usato una particolare tecnica di impressione su cemento che gli ha permesso di stampare direttamente sulle pareti della chiesa la flora mediterranea precedentemente fotografata. I buchi presenti lungo la superficie hanno sia una funzione pratica – in quanto consentono di giorno alla luce esterna di illuminare l’interno e viceversa di notte – che simbolica per l’effetto di rapimento mistico che si ottiene rendendo l’ambiente più evanescente.

Intervento di Stefano Arrienti sulle pareti della chiesa- dettaglio (foto Miriam Sironi)

Andrea Mastrovito – Le vetrate absidali

Andrea Mastrovito decide di usare una delle più antiche tecniche artistiche impiegate per gli edifici di culto, rileggendola in chiave contemporanea; a lui infatti si devono le tre vetrate che decorano l’abisde. In realtà ognuna delle tre scene non è stampata su un unico pezzo di vetro, ma ogni elemento che compone la scena è stato realizzato con la grisaglia su di un pannello, successivamente sagomato e distanziato dagli altri per creare un’effetto di profondità.
Il pannello centrale, quello più grande, ospita la crocefissione di Cristo. Il cielo d’orato è un rimando all’arte bizantina e conferisce un carattere di atemporalità e ascendenza divina che carica la scena di un messaggio salvifico, così come ribadito dal pavone raffigurato ai piedi del Cristo, da sempre simbolo della resurrezione. Questo stesso concetto di vicinanza divina viene ribadito dalla vetrata di sinistra dove, la scena delle donne ai piedi della Croce, viene attualizzata dall’artista: al posto delle tre Marie, Mastrovito ritrae tre donne bergamasche, sorrette e vegliate nel loro dolore da Giovanni XXIII che compare alle loro spalle. Sempre al papa bergamasco è dedicata l’ultima delle tre vetrate che mostra un bosco di betulle al centro del quale viene collocato il tabernacolo: una sfera dorata sulla cui superficie l’artista ha riprodotto le effettive costellazioni che c’erano in cielo la notte della santificazione di Giovanni XXIII.

Intervento di Andrea Mastrovito nell’abside (foto Miriam Sironi)

Andrea Mastrovito – dettaglio della Passione (foto Miriam Sironi)

Ferrario Frères – La via Crucis

Perseguendo l’idea di traslare gli eventi storici nella contemporaneità, Ferrario e Frères hanno reinterpreato le tappe delle Via Crucis attualizzando sia personaggi che ambientazione ai giorni nostri. Se si guarda attentamente la loro opera, infatti, non sarà difficile riconoscere alcuni degli edifici presenti nella città alta di Bergamo: il Duomo, i giardini della Curia Vescovile, il palazzo della Ragione, il Battistero e gli edifici di piazza Mercato del Fieno (solo per citarne alcuni).
La scelta non risponde solo a necessità di modernizzazione, ma nasce dalla consapevolezza del forte legame tra la città e la figura di Papa Giovanni XXIII il cui rapporto cordiale con la gente era influenzato anche dalle sue umili origini: un figlio del contado bergamasco indirizzato ministero sacerdotale. Da qui l’idea di rappresentare la Passione di Cristo che avesse come spazio scenico una città raccolta, ridotta all’essenziale, la cui struttura fosse influenzata da suggestioni medievali e che ricordasse il rito della Via crucis proposto da San Francesco agli esordi del secondo millennio della nostra era.

 Ferrario Frères, Via Crucis (photo courtesy Ferrario Frères)


Chiesa di San Giovanni XXIII
Piazza OMS, 1
Bergamo

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