Behind the scene: da Venezia a Milano

Tecniche fotografiche
Le fotografie che Giuseppe Corbetta ha realizzato per la mostra Da Venezia a Milano sono state scattate con la Canon EOS 5D, una digitale con sensore di formato equivalente a quello della pellicola (24×36 mm), utilizzando gli obiettivi Canon 24-70 mm F 2,8 L, 50 mm F 1,4 e 70-200 mm F4 L. La scelta del bianco e nero ha una duplice ragion d’essere: da una parte risponde all’esigenza di proporre il risultato degli studi che il fotografo da sempre conduce sulla forma e sulle luci; dall’altra si lega alla consolidata pratica di sviluppo iniziata in camera oscura. Corbetta riduce al minimo i suoi interventi cosicché la stampa finale sia il più possibile fedele all’immagine già visualizzata in bianco e nero durante lo scatto. La post-produzione viene perciò ridotta al minimo e circoscritta alle correzioni che era già possibile ottenere con la pellicola: ritocco dell’inquadratura, variazione del contrasto e della luminosità.

La gamma di variazioni tonali che l’utilizzo del bianco e nero consente è comunque molto estesa. In tutti i programmi di fotoritocco e di sviluppo del negativo digitale esiste lo strumento della curva sensitometrica. Se si modifica l’inclinazione della curva è possibile aumentare, a seconda delle necessità, il contrasto o la morbidezza dell’immagine, esaltando la gamma dei grigi. Per la foto Ragazze, ad esempio è stata scelta una curva meno ripida, più sviluppata in senso orizzontale con un conseguente aumento dell’ampiezza dei toni, esaltando i giochi di luce sui capelli ornati delle ragazze e i panneggi delle loro felpe.

In Osteria sul Naviglio Corbetta effettua il procedimento inverso: un utilizzo dei chiaro scuri che si allontana dalla percezione caratteristica dell’occhio umano, modellando una curva tonale dalla pendenza forte e dalla ridotta gamma di grigi, che riduce i mezzi toni aumentando i contrasti e le asprezze della ghiacciata in campagna. In queste operazioni il fotografo pone attenzione a non distorcere la curva in modo esagerato, per non generare un rapporto anomalo della gradazione dei grigi e inevitabili difetti nell’immagine.

Altro aspetto importante è l’uso dei filtri: i più comuni sono il giallo, l’arancione, il rosso e il verde. Questa pratica nata con la comparsa della pellicola, consente di controllare la luminosità dei vari colori al momento della conversione in bianco e nero. Il filtro rosso in genere aumenta i contrasti relativi al cielo e alle nubi e schiarisce l’incarnato, al contrario un filtro verde illumina la vegetazione e il cielo, mentre scurisce gli elementi dai colori complementari. Grande vantaggio del digitale è la possibilità di utilizzare i filtri anche successivamente allo scatto.

Un altro elemento tecnico interessante è l’utilizzo dello sviluppo lineare, un metodo che sfrutta la curva tonale senza la correzione di gamma tipica degli apparecchi digitali: questo metodo sviluppa i grigi in proporzione esatta alla quantità di luce ricevuta. Questo permette di aumentare il contrasto e di espandere una limitata gamma dei grigi a ridosso delle alte luci, che si osservano ad esempio in una foto poco contrastata di un paesaggio invernale con cielo coperto, o in un muro bruciato dal sole, migliorando notevolmente la resa finale dell’immagine.

Tecniche di stampa
Le fotografie presenti in mostra sono stampate su Epson Velvet fine art paper, una carta opaca e granulosa che consente un’elevata densità dei neri e bianchi brillanti. Il metodo Digigraphie by Epson certifica la qualità della stampa artistica digitale con inchiostri la cui integrità e conservazione è garantita per un secolo; il numero di copie in cui ogni foto viene riprodotta è certificato all’origine, e ogni stampa è firmata dall’autore e corredata di certificazione del metodo di stampa.

Luogo espositivo e illuminazione
Il luogo espositivo così particolare (strutturato su due piani con una scalinata interna e formato da più ambienti tra loro collegati) avrebbe potuto essere un vincolo e una limitazione per la visione ottimale delle fotografie esposte. In realtà, in fase di allestimento, la particolare organizzazione dello spazio si è rivelata essere un valore aggiunto, contribuendo a sviluppare e analizzare la tematica attorno alla quale si sviluppa l’intera esposizione, ossia il viaggio. Il visitatore, infatti, si trova fisicamente obbligato a spostarsi da un ambiente all’altro, a scoprire di volta in volta nuovi punti di vista, a percorrere e ripercorre attentamente la stessa strada, sperimentando inconsciamente la stessa condizione provata dal fotografo nei luoghi fotografati. Analogamente la scala da impedimento diviene uno dei fulcri principali della mostra, poiché si istituisce nuovamente un parallelo con la realtà esperita dal fotografo: la risalita controcorrente del Naviglio Pavese si concretizza nella mostra collocando al piano terreno le fotografie scattate a Venezia per procedere poi al piano superiore con le fotografie di Milano che concludono sia l’esposizione  che il viaggio.

Le foto selezionate per la mostra Da Venezia a Milano sono venti; scelta dettata non solo dalle ridotte dimensioni dei singoli ambienti che compongono la sede espositiva, ma anche e soprattutto dalla volontà di garantire un’ottimale gestione dell’illuminazione. Ogni singola fotografia è illuminata dall’alto con un faretto led a luce fredda a 5000K, che rispetta e mantiene neutri e vividi i colori della stampa e i rapporti delle gamme cromatiche, condizione indispensabile specialmente nella resa della fotografia monocromatica.

http://yourownguide.com/2012/10/08/daveneziaamilano/

http://www.insideart.eu/2012/10/23/da-venezia-a-milano/

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