Arman, Accumulazione musicale seduta

Nel 1973, in occasione della XV Triennale di Milano, inaugurata il 20 settembre e conclusa il 20 novembre nell’ambito del progetto Contatto Arte/Città ideato e coordinato da Giulio Macchi, sono state realizzate per il parco Sempione dodici opere, con lo scopo di avvicinare l’arte alla cittadinanza e di rendere quest’ultima maggiormente partecipe attraverso una nuova fruibilità delle opere d’arte che non fosse solo mera contemplazione museale ma interazione pubblica.

Arman, Accumulazione musicale seduta (photo Alessia Ballabio)
Arman, Accumulazione musicale seduta – dettaglio (photo Alessia Ballabio)

Per questi motivi Macchi aveva invitato un gruppo di artisti a pensare a opere che sarebbero state concepite e realizzate da grandi industrie “per sistemazione duratura in spazi pubblici a Milano” e tra le quali, cinque sarebbero state acquistate dal Comune di Milano, cosa però mai avvenuta. Al progetto hanno partecipato: Arman con Accumulazione musicale e seduta, una compressione all’aperto in cemento e metallo (Fiat Engineering); Umberto Bignardi con Implicor, un tunnel visivo e sonoro fra le pareti del palazzo della Triennale (Olivetti-Kodak); Alberto Burri con Teatro continuo, una struttura all’aperto in cemento e acciaio dipinto (Italsider – Finsider – Italcementi); Corrado Cagli con Variante Cinematografica (Busnelli); Corneille con Libro all’aperto. Storia in immagini sotto plastica (La Nuova Foglio); Giorgio de Chirico con i Bagni misteriosi, una composizione pintoscultorea (Industrie dei Marmi Vicentini – Swimming Pool International); Hundertwasser con Inquilino albero, una sollecitazione temporanea nelle strade della città; Gino Marotta con Eden artificiale, animali e siepi in metacrilato e marmo; Sebastian Matta con Autopocalipse, un’architettura ad alta velocità; Antonio Paradiso con Storia della terra, tavole narrative in pietra di Trani; Pizzo Greco, con Labirinto musicale, una scultura di suoni (Dalmine Ponteggi – Farfisa – Ivis – Siemens) e infine Roccamonte con Chiosco scultura, una struttura in cemento bianco (Italcementi). Di queste opere, solo il teatrino di Arman e i bagni di de Chirico si trovano ancora nella loro collocazione originale, anche se in stato di abbandono. Le altre sono state ritirate dagli autori o, come il accadde con il Teatro di Burri, distrutte.

Arman, Accumulazione musicale seduta (photo Alessia Ballabio)
Arman, Accumulazione musicale seduta (photo Alessia Ballabio)

Nato a Nizza nel 1928, Arman è tra i primi esponente di rilievo del Nouveau Réalisme. Dopo il periodo dei “timbri” moltiplicati ossessivamente su carta (Cachets), passa alle tracce e alle impronte (Allures). Tra il 1960 e il 1962 inizia a focalizzare la sua attenzione sul mondo moderno e industriale: partendo dagli oggetti raccolti in strada, che comprime e colora o dagli oggetti di culto, come gli strumenti musicali, che frammenta e seziona arrivando alla loro destrutturazione trasformandoli in “massa o colore”. Nouveau Réalisme per Arman significa assemblare oggetti che la nostra società reputa marginali o insignificanti, puntando l’attenzione su ciò che generalmente non notiamo, esaltando così il valore di ciò che utilizziamo quotidianamente. Gli oggetti smembrati e ricomposti nelle sue mani conquistano una seconda vita. L’intervento di Arman a Parco Sempione si inserisce in questa sua solita pratica operativa e rappresenta un palco per orchestra con cavea in cemento, comprende sedili costituiti da sedie di ferro in tutti gli stili, emergenti dal cemento delle gradinate. Dalla base del podio per il direttore d’orchestra invece, affiorano i calchi incisi di trombe, clarinetti e altri strumenti musicali.

Arman, Accumulazione musicale seduta – dettaglio (photo Alessia Ballabio)

Il monumento, purtroppo, non ha avuto la fortuna che meritava, come d’altra parte anche le altre opere realizzate per lo stesso progetto di Macchi. Il mondo intellettuale e i giornalisti non compresero quei lavori e sui giornali dell’epoca comparvero critiche feroci. “L’intento di Macchi è pubblicato in un magnifico volume edito dalla Nuova Foglio, ed appare assai più convincente della realizzazione. I pezzi all’aperto, dalla parodia dei Bagni misteriosi presentata da de Chirico, al teatrino di Burri, dal fossile di Arman, all’abitazione di Matta, e alle panchine-zoo in perspex trasparente rosa caramella di Marotta, deturpano il Parco Sempione, che non ha nessun bisogno di essere arredato”, scriveva Bruno Zevi in un articolo su “L’Espresso” del 14 ottobre 1973, intitolato Prendi l’Architetto e buttalo via.
Solamente nel 2006 si decise di recuperare, tra le opere del progetto di Macchi, almeno quella di de Chirico e quella di Arman, incontrando tuttavia enormi difficoltà, sia economiche, sia di opposizione dei vari enti milanesi ancora contrariati.

Arman
Accumulazione musicale seduta, 1973

parco Sempione
Milano

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