Alice Ronchi, Majestic Solitude, 2018. 
Installation view Francesca Minini, Milano. Foto Agostino Osio

Alice Ronchi, Majestic Solitude

La naturale poetica dei luoghi di culto si presenta all’uomo come metafora dell’ignoto, luoghi del silenzio e dell’attesa. Un’atmosfera sospesa, che si definisce attraverso una solennità diffusa, una luce silente e un’arcaicità pronunciata. La spiritualità richiede forme monumentali, memorie ancestrali, aspetti primordiali. Queste sono le premesse per la mostra di Alice Ronchi: Majestic Solitude.

Majestic Solitude, 2018. 
Installation view Francesca Minini, Milano. Foto Agostino OsioMajestic Solitude, 2018. 
Installation view Francesca Minini, Milano. Foto Agostino Osio

Majestic Solitude, 2018. 
Installation view Francesca Minini, Milano. Foto Agostino OsioMajestic Solitude, 2018. 
Installation view Francesca Minini, Milano. Foto Agostino Osio

Majestic Solitude, 2018. 
Installation view Francesca Minini, Milano. Foto Agostino Osio Majestic Solitude, 2018. Dettaglio. Foto Agostino Osio

Lo stile narrativo adottato dall’artista è potente e delicato al contempo; giocando sul tema della dicotomia, l’autrice presenta nella prima sala, cinque sculture inedite che riprendono forme archetipiche delle architetture liturgiche e forme monumentali, trasformando i paradigmi dell’architettura in emozioni profonde. Attraverso la loro dimensione, le sculture diventano riflesso di chi le guarda, la loro potenza si trasmette attraverso l’uso di materiali pregiati – onice, basalto e marmo – che, utilizzati per una scala umana assumono nuove valenze simboliche.

La sala finale invece si sviluppa attraverso una nuova serie di dipinti: 33 opere diventano la diretta mimesi dei suoi pensieri, assumendo la forma di bolle fluttuanti ed immateriali.
La collocazione dei dipinti nella sala luminosa – luogo intrinseco e introspettivo – trasmette proprio l’ascesa del pensiero, dal basso verso l’alto le bolle si muovo all’interno dello spazio. Gli elementi delle due sale sono in relazione simultanea tra loro, una esiste grazie all’altra e viceversa.
Nel lavoro complessivo infatti, non c’è una pluralità di forme, ma ne emerge nettamente un’unica; fondendosi una sull’altra diventano strumento per un’esperienza emotiva. La sala finale ribalta completamente la sensorialità della prima stanza, mantenendosi nella sfera sacrale ma con un’accezione radiosa.

Majestic Solitude, 2018. 
Installation view Francesca Minini, Milano. Foto Agostino OsioMajestic Solitude, 2018. 
Installation view Francesca Minini, Milano. Foto Agostino Osio

Alice Ronchi, Majestic Solitude, 2018. 
Installation view Francesca Minini, Milano. Foto Agostino OsioMajestic Solitude, 2018. 
Installation view Francesca Minini, Milano. Foto Agostino Osio

Majestic Solitude è articolata da una complessa stratificazione di valori intrinsechi, i quali si fondono attraverso l’uso della luce in un unico messaggio corale. L’ambivalenza della luce tra funzione ed estetica, diventa processo di testimonianza della mostra.
L’artista usa la luce sia come legante dei due spazi, sia come veicolo immateriale di rimando alla spiritualità. La luce orienta, conduce e guida lo spettatore attraverso i volumi della galleria alla ricerca di una maestosa solitudine.

(Testo di Joel Valabrega)

Alice Ronchi, Majestic Solitude, 2018. 
Installation view Francesca Minini, Milano. Foto Agostino OsioMajestic Solitude, 2018. 
Installation view Francesca Minini, Milano. Foto Agostino Osio

 


Fino al 12 maggio
Alice Ronchi, Majestic Solitude
Francesca Minini
martedì – sabato: 11 – 19
francescaminini.it

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