Albergo Diurno Venezia

L’Albergo Diurno Venezia viene realizzato su progetto di Piero Portaluppi tra il 1923 e il 1926 e diventa ben presto un punto di riferimento per la città meneghina; la sua fervente attività si protrare fino agli anni Novanta, per poi iniziare un graduale abbandono che lo porta alla chiusura definitiva del 2003.
Attualmente ancora in fase di restauro, a partire dal 2015 l’Albergo diurno viene dato in concessione al FAI e aperto in occasione di manifestazioni o viste particolari.

Albergo Diurno Venezia, lato sinistro del salone d’ingresso (courtesy FAI – Fondo Ambiente Italiano)

La diffusione degli alberghi diurni in Italia prende le mosse negli anni immediatemente precedenti lo scoppio della Grande Guerra, grazie alla lungimiranza di imprenditori che capiscono la necessità di dotare le maggiori città di luoghi dedicati all’igene personale, sia per chi in città vi risiedeva, sia per chi vi era di transito; ai quei tempi, infatti, ben poche erano le case dotate di servizi igenici propri.
Tuttavia i diurni erano capaci di soddisfare molte altre necessità e, al loro interno, offrivano un ampio ventaglio di servizi: biglietterie ferroviarie, lavanderie e stirerie, fattorini a noleggio, agenzie postali e turistiche, servizi di dattilografia e, addirittura, negozi di fiori. Dovendo far fronte a una clientela vasta e variegata, i prezzi erano solitamente bassi e accessibili a tutte le classi sociali.

Albergo Diurno Venezia, salone dei barbieri (foto Filippo Poli)

Albergo Diurno Venezia, dettaglio del reparto manicure (courtesy FAI – Fondo Ambiente Italiano)

Albergo Diurno Venezia, Milano, piazza Oberdan Albergo Diurno Venezia, dettaglio sale da bagno (foto Roby Bettolini)

Luoghi sotterranei, i diurni erano in realtà dei veri e propri gioielli architettonici caratterizzati da eleganza, raffinatezza e pulizia. Il Venezia viene progettato e realizzato da Piero Portaluppi tra il 1923 e 1926 in uno dei punti nevralgici dell’omonimo quartiere ed è, ad oggi, uno dei più suggestivi esempi di stile decò in Italia.
Nell’atrio il cliente aveva da subito a disposizione: il casellario postale, cabine telefoniche, il deposito bagagli, l’agenzia di viaggio e uno sportello bancario. Procedendo al centro del salone erano collocati divanetti circolari, tavoli per la scrittura e il servizio di dattilografia, con una serie di tavolini per macchine da scrivere e le relative addette; ai lati i locali dedicati alle manicure e pedicure e ai servizi di parrucchiere per uomo e per signora e una serie di attività commerciali.
Il cosiddetto reparto Terme, ovvero la zona dei bagni, era collocato in fondo al salone d’ingresso e anticipato da una fontana sormontata dalla stauta in bronzo di una Venere al bagno. Al suo interno ospitava 42 cabine da bagno di cui 6 speciali di lusso, 5 cabine per doccia con spogliatoio, 2 gabinetti di decenza e 8 gabinetti da toilette.

Albergo Diurno Venezia, ingresso ai bagni (Courtesy FAI – Fondo Ambiente Italiano)

Albergo Diurno Venezia, Milano, piazza Oberdan Albergo Diurno Venezia, ingresso ai bagni (foto Roby Bettolini)

Lavandini, bidet, W.C. e vasche presenti nel reparto Terme sono in parte quelli originali degli anni Venti, in parte quelli sostituiti nel corso dell’attività del diurno stesso; anche le rubinetterie si sono conservate solo parzialmente. Completamente persa è, invece, la decorazione della volta centrale ad opera del milanese Alfredo Scocchera che raffigurava un intircato intreccio di tralci a spirale e rami all’interno dei quali facevano capolino alcuni uccelli. Di gusto più secessionista risultano invece le decorazioni a motivi gemotrici a scacchi bianchi e neri della piastrellatura presente nel reparto parrucchieri e nel rivestimento dei bagni.

Albergo Diurno Venezia, dettaglio della decorazione del pavimento (courtesy FAI – Fondo Ambiente Italiano)


Albergo diurno Venezia
piazza Oberdan
Milano

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