Adolf Wildt, Sant’Ambrogio

L’imponente scultura di S. Ambrogio venne realizzata da Adolf Wildt nel 1924 per il Tempio della Vittoria di Milano (il monumento ai caduti della prima guerra mondiale progettato da Giovanni Muzio con la collaborazione di Alpago Novello, Buzzi, Ponti e Cabiati) su commissione di Muzio, che voleva il santo patrono meneghino “idoleggiante, lavoratissimo, con quel tanto di eroico che a suo modo Wildt infonde alle sue figure”.


Tempio della Vittoria, Adolf Wildt – Sant’Ambrogio (photo Valeria Corbetta)

Nel novembre dello stesso anno, il bronzo fu sistemato su un basamento nella nicchia centrale, sotto l’arco centrale della facciata: il santo tiene un sottilissimo pastorale e il flagello della battaglia di Parabiago, mentre il piede poggia su un cilindro cui sono legati da una spessa corda sette serpi, intervallate dai nomi dei sette vizi capitali.
La statua, che recupera stilemi della scultura romana e del Rinascimento lombardo, trova da subito grandi apprezzamenti da parte di alcuni artisti milanesi, tra cui Mario Sironi che lo indicava a modello:

“Austero e grandioso, di preziosità raffinata è informato il concetto plastico di questa statua. (…) Occorrerà del tempo in Italia prima che quest’opera, incastonata con così semplice e solenne maestà nell’abside del bellissimo monumento, venga emulata nelle pubbliche piazze”.

Adolf Wildt, Sant’Ambrogio – dettaglio del modello in gesso (foto Valeria Corbetta)

Dal secondo dopoguerra il grande modello in gesso del S. Ambrogio è conservato nel cortile maggiore dell’Università degli Studi di Milano, dove tuttora è possibile osservarlo.
Un volto dagli echi Cinquecenteschi, in particolare i lineamenti aspri della scuola ferrarese e, di riflesso, quelli delle incisioni düreriane, racconta il continuo dialogo dell’autore con i grandi scultori e pittori del passato, ma anche gli influssi dei movimenti a lui contemporanei come il Liberty, il Simbolismo, il Decò, il classicismo novecentesco, fino al Realismo magico. Grazie al suo insegnamento a Brera e alla sua originalissima idea di cultura, che non escludeva la ricerca polimaterica alla conquista di nuovi effetti volumetrici e spaziali, ritroviamo i suoi insegnamenti nelle opere dei suoi allievi prediletti, Lucio Fontana (dal 1927) e Fausto Melotti (dal 1928).

Adolf Wildt, Sant’Ambrogio – dettaglio del modello in gesso (foto Valeria Corbetta)

Adolf Wildt
Sant’Ambrogio, 1924
Piazza Sant’Ambrogio – Via Festa del Perdono, 7

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