Adolf Wildt, l’orecchio-citofono della “Ca’ dell’ureggia”

L’orecchio realizzato da Adolf Wilt per la casa al numero 10 di via Serbelloni è un’opera della maturità, che nasce come un ingrandimento di quello appartenuto alla statua de Il prigione (1915, marmo, collezione privata). L’interesse e la curiosità verso questo frammento corporeo affonda nella formazione dello scultore, come lui stesso afferma:

” (…) Quand’ero giovane e lavoravo per gli altri, mi chiamavano l’oreggiàt, tanto bene scavavo e modellavo gli orecchi. Ne avrò fatti più di mille”

Ca’ dell’ureggia (photo Valeria Corbetta)


Ca’ dell’ureggia, Adolf Wildt orecchio-citofno (photo Valeria Corbetta)

Surreale e barocco, al suo apparire il marmo ottenne grande apprezzamento soprattutto da parte di Margherita Sarfatti che lo descrive come “un frammento di marmo, un padiglione lobare enorme, ingigantito – null’altro (…) pare una buccina, dove si raccolga in meandri di concavità il sonoro fiato del mondo”.
Nel 1927 Wildt ingrandì l’orecchio e aggiunse una ciocca di capelli. Fuso in bronzo venne colloato all’estreno del palazzo progettato da Aldo Andreani in via Serbelloni 10 a Milano e trasformato in un citofono; all’epoca serviva ai visitatori per comunicare con il custode che si trovava all’interno della portineria del palazzo, il quale provvedeva poi ad annunciare la visita alle famiglie che vi abitavano.
Oggi non più funzionante, l’Orecchio è stato uno dei primi citofoni di Milano e la sua presenza ha valso al palazzo il soprannome di Ca’ dell’ureggia (casa dell’orecchio) con il quale ancora oggi viene riconosciuto.


Adolf Wildt
Orecchio – citofono, 1919
Via Serbelloni, 10

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