Il Quartire Bicocca

Il quartiere Bicocca è uno dei primi esempi di rigenerazione di ex aree industriali milanesi. Un tempo famoso per i grossi stabilimenti industriali della Breda e della Pirelli oggi si configura come uno dei poli culturali della città grazie alla presenza di un teatro, spazi espositivi, edifici moderni ed esempi di archeologia industriale. Potete tranquillamente spostarvi da un punto di interesse all’altro a piedi, perciò vi consigliamo di armarvi di macchina fotografica, una buona colonna sonora e godervi l’esplorazione.

Da Villa di Delizia a polo culturale

Dettaglio della decorazione di una delle sale della Villa (foto di Miriam Sironi)

Collocato all’estrema periferia nord-est di Milano, al confine con i comuni di Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo, il quartiere Bicocca deve il suo alla nobile famiglia milanese degli Arcimboldi, che così aveva chiamato la propria villa di delizia, costruita qui nel corso del Quattrocento. Un tempo circondato dall’aperta campagna, il quartiere Bicocca oggi si configura come ex area industriale la cui riqualificazione, iniziata negli anni Novanta, l’ha portata a essere un nuovo polo artistico, culturale e formativo grazie alla presenza di teatri, spazi espositivi e sedi universitarie. Importante centro industriale sin dal 1806, il quartiere ospitava gli stabilimenti della Pirelli e parte di quelli del gruppo Ansaldo. All’inizio del Novecento l’attività industriale era così florida da rendere necessaria la costruzione di un vero e proprio borgo per gli operai, le cui case si conservano ancora oggi ai piedi della collina dei ciliegi. A partire dagli anni Settanta inizia la crisi produttiva il cui culmine, raggiunto negli anni Ottanta, porta allo smantellamento e all’abbandono di gran parte delle strutture esistenti. Per arrestare il totale declino della zona, Pirelli lancia un concorso (vinto dallo studio Gregotti Associati) per la sua riqualificazione che porterà alla dismissione delle aree industriali storiche a favore di una quasi totale riassetto urbanistico del quartiere Bicocca.

Gregotti e la riconversione dell’area industriale

Ingresso Università Biccocca (foto di Miriam Sironi)

La riconversione dell’area industriale inizia alla fine degli anni Ottanta ed è per la maggior parte opera dello studio Gregotti e Associati. Oltre ad alcune unità abitative all’architetto spetta anche la progettazione del polo universitario e del Teatro degli Arcimboldi.

L’idea di costruire un nuovo polo universitario a Milano nasce negli anni Ottanta da un duplice bisogno; da una parte rispondere all’aumento della popolazione studentesca, dall’altra far fronte alla richiesta del mondo lavorativo di nuove professionalità nei settori emergenti: biotecnologie, nuovi materiali e scienze legate all’ambiente. Progettata dallo studio Gregotti Associati, l’Università degli Studi Milano Bicocca, è composta da vari edifici che si riflettono specularmente attorno alla quadrata Piazza della Scienza. Caratterizzati dal colore rosso, si sviluppano in altezza interrotti alla base da ampi vani centrali che consentono il loro attraversamento. Le numerose finestre presenti sulle facciate creano un motivo dinamico che accentua la loro verticalità.
Nella piazzetta difesa delle donne (antistante uno degli ingressi dell’Università degli Studi Milano-Bicocca) è presente dal 2015 Chained il wall che Borondo e Edoardo Tresoldi hanno realizzato in occasione di Expo.

Università Bicocca (foto di Miriam Sironi)

Borondo e Edoardo Tresoldi (foto di Miriam Sironi)

Collocato fuori asse rispetto alla maglia ortogonale dominante nel quartiere, dal 2001 il Teatro degli Arcimboldi è uno dei più importanti centri di aggregazione culturale del quartiere. Inizialmente destinato a ospitare la programmazione della Scala – inaccessibile dal 2001 al 2003 per i lavori di radicale ristrutturazione dello storico teatro – ospita ormai da diversi anni una ricca e diversificata programmazione. L’ingresso all’edificio è segnato da una slanciata pensilina bianca che si allunga sull’antistante piazza triangolare, dominata al centro dalla scultura di Giuseppe Spagnulo. Ciò che immediatamente si nota dall’esterno è l’ampia vetrata inclinata che ne caratterizza la facciata, rendendolo simile a una grande lanterna illuminata al calar della sera. Il colore bianco e grigio della struttura viene ripreso nella pavimentazione antistante il teatro il cui interno si articola attorno a un hall centrale curva, arricchita da una serie di colonne che sostengono la copertura inclinata e la vetrata. La platea, che si sviluppa su due livelli e due gallerie centrali, può ospitare 2.346 spettatori ed è inserita in una sala rivestita in pannelli di legno tinti di rosso, orientabili e a spessori variabili, che fungono da deflettori acustici e schermi di illuminazione.

Studio Gregotti e Associati, Teatro degli Arcimboldi (foto di Miriam Sironi)

L’archeologia industriale

Nello spazio un tempo occupato dalle acciaierie Breda, al confine con Milano, si sviluppa un vasto parco dedicato all’archeologia industriale. Attrazione principale dell’area è il Carroponte, una imponente gabbia metallica alta 20 m, larga 60 e lunga 200, realizzata negli anni ’30, rimasta in attività fino agli anni ’80. Lasciata in stato di totale abbandono per circa vent’anni, oggi è sede di concerti estivi ed eventi di varia natura. Altri punti di riferimento all’interno del parco sono la Porta Breda, un’opera monumentale in acciaio corten dello scultore Michele Festa (2004); una locomotiva del 1906 perfettamente restaurata e un maglio per la fucinatura a caldo. Nell’area si è costituito lo Spazio MIL – Museo dell’Industria e del Lavoro, realtà che anche attraverso eventi e spettacoli teatrali valorizza le testimonianze del passato industriale. Ne fa parte l’archivio Giovanni Sacchi, dove sono conservati documenti e oggetti di design che ricostruiscono l’importante contributo offerto da Sacchi, progettista e modellista, allo sviluppo del design italiano del secondo ’900.

Vista della torre di raffreddamento (foto di Miriam Sironi)

“Alla Bicocca esiste una bellissima torre di raffreddamento alta quasi 50 metri. Noi abbiamo pensato di costruire la nuova sede degli uffici Pirelli attorno a quella torre, realizzando un grande quadrato che la ingloba e la mantiene in tutta la sua forza simbolica. Nell’interno della torre abbiamo previsto di ricavare delle grandi sale riunione, e all’esterno c’è un vuoto tra torre ed edificio-uffici, che segue l’inclinazione della torre”.

Così, nel 1988 l’architetto Gregotti presentava il suo progetto per la costruzione della nuova sede amministrativa di Pirelli che oggi ospita uffici operativi, sale per riunioni, spazi di rappresenta e un auditorium. Sfruttando l’eccezionale impatto visivo e plastico della torre, si è deciso di sviluppare l’edificio proprio intorno ad essa: quasi come una cornice architettonica che ne abbraccia ed esalta la struttura scultorea. Tutto per rimanere in linea con l’idea di creare una coesistenza armonica tra il vecchio e il nuovo. La torre purtroppo, è visitabile sono in occasione di eventi e manifestazioni apposite, ma passeggiando per il quartiere è impossibile non notarla.

L’Hangar Bicocca

La storia dell’edificio HangarBicocca è strettamente collegata a quella della Breda. Il gigantesco capannone industriale, costruito agli inizi degli anni Venti, all’epoca era formato dal solo corpo centrale, all’interno del quale venivano fabbricate componenti per locomotive e macchine agricole. Negli anni Cinquanta lo Shed viene prelevato dalla Breda che espande i propri spazi aggiungendo a questo un edificio cubico più basso e, una decina di anni dopo, un capannone adibito al montaggio e alla prova di macchine elettriche di grande potenza e oggi sede dell’installazione I Sette Palazzi Celesti di Kiefer.

Anselm Kiefer, I sette palazzi celesti (foto Alessia Ballabio)

Anselm Kiefer, I sette palazzi Celesti – dettaglio (foto Alessia Ballabio)

La riqualificazione dell’area, avvenuta nel 2004 ad opera dello studio Cerri e Associati, ha trasformato il vecchio stabilimento industriale in uno spazio dedicato alla produzione, esposizione e promozione dell’arte contemporanea. Pensato e voluto da Pirelli, HangarBicocca è segno tangibile della presenza vitale dell’impresa sul territorio e luogo di confronto tra i valori della ricerca artistica e quelli di un’azienda che da sempre ha tra i principi fondanti l’innovazione, la valorizzazione dei talenti, il dialogo tra le discipline. La programmazione di mostre personali dei più importanti artisti internazionali si distingue per il carattere di ricerca e sperimentazione e per la particolare attenzione a progetti site-specific in grado di dialogare con le caratteristiche uniche dello spazio. Tra questi ricordiamo La Sequenza di Fausto Melotti e il wall Efemero degli Os Gemeos.

Os Gemeos, Efemero – Dettaglio (foto Miriam Sironi)

Fausto Melotti, La Sequenza (foto Miriam Sironi)

La Pirelli come fucina per artisti e designer

La Pirelli, storica azienda di pneumatici e in generale articoli tecnici in gomma, viene fondata nel 1872. La prima sede era in via Fabio Filzi, dove oggi sorge appunto il grattacielo Pirelli, ma all’inizio del Novecento, a seguito del notevole sviluppo ottenuto, si decide di costruire una nuova sede in Bicocca.
Ben presto, assecondando una serie di iniziative paternalistiche che intendevano ridurre il conflitto sociale, attorno allo stabilimento sorge un vero e proprio quartiere operaio (ancora oggi visibile) costituito da villette in stile liberty: l’assegnazione degli alloggi veniva fatta in base al merito; la Pirelli sceglieva i lavoratori più meritevoli, riservandosi comunque il diritto di sfrattarli in caso di licenziamento o di dimissioni.

Renato Guttuso, La ricerca scientifica – dettaglio (foto Miriam Sironi)

Tra gli anni Dieci e Sessanta del Novecento, la Pirelli si affida a artisti, illustratori e designer per pubblicizzare prodotti, celebrare i traguardi raggiunti e illustrare la Rivista Pirelli nata appunto per fornire approfondimenti sulle numerose applicazioni che la gomma offriva: non solo pneumatici, ma anche oggetti di design e giochi per bambini (ricordiamo, tra tutti il gatto Meo Romeo di Munari il primo con i baffi di nylon!).
Presso l’Archivio Pirelli sono conservati più di 3,5 km di documenti tra fotografie, bozzetti, illustrazioni e materiali pubblicitari, nonché la documentazione della “Storia delle Industrie Pirelli” che testimoniano una storia di un’azienda che non ha smesso di raccontare la propria cultura d’impresa.Nella sala consultazione è inoltre presente l’enorme mosaico La ricerca scientifica che Guttuso realizza negli anni Settanta per Pirelli in occasione dell’Esposizione internazionale di Torino.


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